ERIS • Collana di Critica Estetica  8

 
 

prezzo di copertina 18,00 €

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14,40 €

  1. 88 pagg. formato 168x240 mm

  2. illustrazioni in BW e colore

  3. legatura brossurata a filo refe

  4. EAN 13: 978-88-89856-35-2

CARLOTTA CAPUA

La Museologia – come la definì Roberto Longhi negli anni cinquanta del Novecento – appare come una «donna velata», che ancora oggi si presenta come una materia oscura sotto molti aspetti. […] Tale studio ci spinge a fare i conti con la realtà del nostro tempo: il Museo non è da considerarsi come un’entità astratta ma il luogo della percezione artistica di tutti i secoli. Non è più soltanto destinato alla “conservazione delle opere”, ma è un vero e proprio centro di cultura che si evolve continuamente; è un’entità viva e pulsante, fortemente legata all’identità territoriale in cui si trova.

[…] Senza dubbio, nel processo storico della musealizzazione, prima del museo inteso come luogo “contenitore”, vi erano gli oggetti di cui andava curata la ricostruzione filologica; condizione, questa, non sufficiente perché non bisogna mai escludere dalla comunicazione, e percezione del pubblico, il rapporto tra interno ed esterno dell’istituto. Si potrebbe dire, infatti, che nei musei italiani queste due dimensioni si “guardano”.

Un periodo di maggiore consapevolezza sul ruolo dei musei in Italia ci fu nel dopoguerra, maturata grazie al lavoro di figure professionali quali architetti come Franco Albini e Carlo Scarpa, sulla scia dei tanti movimenti letterari ed artistici internazionali che fervevano in quegli anni.

[…] Il Museo non era più visto come un’istituzione riservata, ma doveva diventare un luogo per tutti. Lo spettatore poteva, e doveva, comprendere che tutto ciò che osservava era parte essenziale della sua vita. Attraverso il Museo il pubblico poteva essere educato.

[…] Bruno Zevi, nel 1958, diede una sua visione su questa nuova concezione architettonica del museo e di questo rapporto così forte tra le opere e la struttura interna ed esterna:

«Avevamo fatto l’abitudine a musei concepiti architettonicamente su scala monumentale, un involucro nel quale l’opera d’arte veniva successivamente inserita; ma ora tutto questo concetto ha subìto una trasformazione totale: le opere d’arte stesse creano l’architettura, determinano gli spazi, prescrivendo le proporzioni delle pareti e dei volumi».

Il museo non appariva più, quindi, come un semplice deposito o laboratorio specialistico per oggetti di cultura, bensì come un crogiuolo e produttore esso stesso, di cultura. Era un luogo dove si andava per alimentare i propri problemi di conoscenza, un mondo di inattese e rivelatrici scoperte sulla polivalenza dei significati e messaggi delle opere che esso conservava.

Questo saggio critico vuole essere un momento di riflessione e contributo sul pensiero di questi due Maestri dell’Architettura Moderna che hanno definito nuove strategie di progettazione degli spazi museali condizionando, ed anticipando, le dinamiche di gestione, organizzazione e fruizione della Museologia contemporanea.


Carlotta Capua